mercoledì 30 dicembre 2009

La sauna e i suoi benefici


Il periodo invernale rappresenta il momento ottimale per concedersi una SAUNA.

Vediamo insieme quali sono i suoi benefici.

Migliora circolazione e pressione sanguigna, favorisce un miglior funzionamento del metabolismo, previene malattie influenzali rinforzando il sistema immunitario.Migliora il funzionamento degli organi interni (in special modo reni, fegato,pancreas) , aiuta ad eliminare le tossine, gli acidi urici, i grassi superflui e le scoriemetaboliche. Favorisce il recupero dopo attività fisiche, agisce rilassandobeneficamente sia il sistema nervoso che i muscoli.Migliora il sistema di termoregolazione corporea e il funzionamento delle ghiandolesudoripare, rendendo la pelle più morbida, tonica, vellutata ed elastica. Miglioral’equilibrio psicofisico ed il corpo ne risulta rinvigorito. Favorisce una miglioresopportazione degli sbalzi di temperatura, delle condizioni ambientali e innalzasensibilmente la soglia del dolore.

Ma cos'è la sauna?

E' semplicemente un bagno di aria molto calda e secca che si effettua in un ambiente chiuso dove un'apparecchiatura specifica riscalda e deumidifica l'aria.

Una buona regola prima di fare la sauna è di fare una doccia a temperatura ambiente per aprire i pori della pelle e rilassarsi; dopodichè si entra bagnati per qualche minuto nella sauna, poi si esce nuovamente per fare un'altra doccia più fredda e quindi si rientra nella sauna stessa.
Solitamente si consiglia di non superare 15-20 minuti e comunque di adattare il proprio corpo a gradi e con tempi più brevi, per evitare disturbi della pressione arteriosa.

Quindi direi che è un ottimo momento di benessere anche per noi subacquei...anche se è sconsigliato concedersi una sauna dopo un'immersione in ARA

sabato 19 dicembre 2009

La mezza locusta

Proni, stendiamo le braccia sopra la testa, il mento a terra; inspirando profondamente, sollevare la gamba sinistra tesa e contemporaneamente alzare la testa e il braccio destro teso con il palmo della mano rivolto verso il pavimento. Trattenere per qualche secondo il respiro in questa posizione e poi nell'espiro ritornare nella posizione di partenza.



Ripetere l'esercizio invertendo gamba e braccio.


L’attenzione è al respiro che scioglie le tensioni del corpo.

Questo semplice esercizio, come tutti gli esercizi yoga, va eseguito con lentezza seguendo il proprio ritmo; rinforza la muscolatura paravertebrale, quindi è estremamente utile per la salute della colonna e migliora la respirazione.

sabato 5 dicembre 2009

Watsu


Durante il Convegno ApneAnimaMente di Lignano Sabbiadoro abbiamo avuto la possibilità e la fortuna di provare WATSU, una disciplina ancora poco conosciuta in Italia di cui ci siamo subito innamorati.
Ma cos'è Watsu?
Il Watsu è un’Arte per la Salute nata oltre un quarto di secolo fa dalla sensibilità creativa e dalla abilità operativa di Harold Dull, poeta e ricercatore.
All’inizio il Watsu nacque dal desiderio di coniugare due grandi amori: l’acqua (Water) e lo Shiatsu; infatti Harold Dull, dopo aver viaggiato in Oriente ed imparato lo Zen Shiatsu dal Maestro Masunaga, tornò a vivere ad Harbin, località termale californiana già sacra ai Nativi Americani, ed iniziò a sperimentare la pratica dello Shiatsu immerso nelle calde acque.
Quest'arte include digitopressioni tipiche dello Shiatsu ma non si esaurisce in quelle, ma spazia dai delicati stiramenti al dondolio in sospensione, dal relax profondo all’ascolto consapevole di se stessi.
Per chi non ha confidenza con l’acqua, o ha vissuto esperienze traumatiche legate ad essa, il Watsu può essere un modo di riavvicinarsi gradualmente a questo elemento riconquistando la fiducia ed il piacere di immergervisi.
Invece per chi come noi vive per e nell'acqua è un modo per riscoprirsi nel suo abbraccio e per rilassarsi completamente

Sotto trovate 2 video che abbiamo girato durante il laboratorio di Watsu, in cui Fraioli spiega, dimostrandola, la semplice sequenza che noi allievi ci siamo regalati a vicenda...si avete letto bene...REGALATI...perchè è stata un'esperienza veramente unica!!


lunedì 23 novembre 2009

Non solo piscina....


Nel post precedente abbiamo parlato dell'importanza dell'allenamento in piscina per tutti i subacquei ed in particolare per gli apneisti.

Ricordiamo che la piscina è fondamentale per mantenere i muscoli allenati al movimento che facciamo ogni volta che andiamo a fare un tuffo e in più ci permette di migliorare il nostro scivolamento in acqua con indubbi benefici per la nostra schiena.

Per fare un lavoro completo però pensiamo sia fondamentale anche l'allenamento a secco: sicuramente una corsetta o un giro in bicicletta sono ottimi soprattutto per migliorare la propria capacità cardiovascolare...però in inverno, a causa del freddo, del brutto tempo delle giornate corte, diventa difficile trovare il tempo per allenarsi all'aperto e quindi l'attività in palestra rappresenta la soluzione migliore e i motivi sono tanti..vediamo insieme quali sono.

Nella nostra tabella di allenamento non può mancare un buon programma in sala pesi: per i subacquei, ed in particolare per gli apneisti, la tabella deve essere studiata in maniera tale da non fare aumentare troppo la massa muscolare (più muscolo abbiamo e più ossigeno ci serve per farlo funzionare): quindi via a rinforzare la muscolatura delle gambe che devono avere la forza sufficiente per poter spingere le pinne sia per fare scatti fulminei ma anche per sopportare lunghe pinneggiate.
Ogni subacqueo deve poi curare con particolare attenzione anche la muscolatura del tronco che sembra che in acqua non sia coinvolta nel movimento, in realtà lavora tantissimo a livello posturale: quindi bisogna rinforzare addominali e dorsali.
I pescatori in apnea devono rinforzare anche la muscolatura di pettorali e braccia per caricare il fucile con gli elastici.

Anche in palestra ci si può dedicare al miglioramento delle capacità cardiovascolari: una corsa sul tapis roulant o sul glidex (molto meno impattante sulle ginocchia) o una pedalata sulla cyclette possono fare al caso nostro...sicuramente sono attività un pò noiose...
Quindi possiamo avvicinarci alle lezioni di gruppo di spinning: una pedalata a ritmo di musica dove si affrontano montagne, pianure e discese... Un ottimo allenamento cardiovascolare che ci permette anche di rinforzare la muscolatura delle gambe.

L'indoor rowing invece, anche se virtualmente, ci riporta sull'acqua: anche questa è una lezione di gruppo. Il bello è che si voga tutti insieme allo stesso ritmo, quindi anche chi è alla sua prima lezione si sente già parte del gruppo! Il rowing è tra le discipline più complete che ci siano perchè si lavora con tutta la muscolatura: si rinforza tantissimo la schiena, gli addominali sono sollecitati costantemente, per non parlare del lavoro di gambe e braccia...

Noi della Tribù abbiamo impostato in questo modo la nostra preparazione invernale e già durante l'estate appena passata abbiamo potuto constatare i benefici di questo programma di allenamento abbastanza intenso ma molto vario e gratificante.

Quindi vi aspettiamo in piscina per l'allenamento umido e alla palestra GYMTONIC di Sarzana dove troverete tutte le attività di cui vi abbiamo parlato in questo post.

sabato 7 novembre 2009

Inverno: la stagione per allenarsi in piscina

Ormai l'inverno è arrivato e diventa difficile poter andare in mare...ma vediamo il lato positivo di questa stagione che tutti bypasseremo molto volentieri: possiamo approfittarne per allenarci..d'altronde non possiamo pensare di cominciare la preparazione atletica in primavera...sarebbe troppo tardi!

Il nostro è uno sport acquatico e quindi l'allenamento in piscina è fondamentale sia dal punto di vista muscolare sia dal punto di vista mentale per mantenere il cordone ombelicale che ci lega all'acqua!

Ma come allenarsi?
Sicuramente con tanto nuoto in superficie con e senza pinne perchè ci permette di far lavorare la muscolatura esattamente come durante le nostre uscite in mare, inoltre ci consente di fare un ottimo lavoro cardiovascolare per migliorare le nostre soglie aerobiche (prossimamente faremo un post dedicato solo a quelle) e la nostra capacità di sopportare sforzi di lunga durata oppure sforzi brevi ma intensi (quello cambia a seconda el tipo di allenamento che andremo a fare).

Poi per noi che amiamo stare sotto il pelo dell'acqua non può mancare un pò di apnea dinamica: durante le sessioni di allenamento in questa disciplina dovremo lavorare sia per incrementare le nostre distanze ma come prima cosa sarà fondamentale migliorare la nostra tecnica di pinneggiata e lavorare sullo scivolamento in acqua.
Per lavorare su quest'ultimo aspetto noi ci stiamo servendo delle riprese subacquee: vedere il video della propria pinneggiata dà un aiuto fondamentale per visualizzare i propri errori e quindi, nella seduta di allenamento successiva, andare a lavorarci sopra per eliminarli.
Grazie a questo metodo, che abbiamo adottato a partire da quest'anno, i miglioramenti sono visibili e tangibili dopo ogni sessione in piscina.

Ultimi ma non meno importanti sono gli esercizi di rilassamento e respirazione in acqua: ci servono come preparazione prima della sessione di allenamento ma sono fondamentali per aumentare la percezione delle nostre sensazioni in acqua.

martedì 27 ottobre 2009

La respirazione costale

Già in altri post abbiamo parlato dell'importanza e dell'utilità delle tecniche del Pranayama per migliorare il nostro modo di respirare e di conseguenza la nostra apnea. In questo post vedremo insieme un esercizio molto semplice e adatto a chiunque e che serve per la RESPIRAZIONE COSTALE.
La respirazione costale è una parte di quella completa: in questo esercizio ci concentreremo solo su questa parte facendo incanalare il flusso della respirazione nella zona laterale del tronco per permettere alla cassa toracica di espandersi.

Bisogna assumere una posizione eretta in piedi, con le punte dei piedi rivolte verso l'esterno. Appoggiare la mano sinistra sulla coscia sinistra per sostenersi e allungare il braccio destro con il palmo in alto, lateralmente.
Ora ispirare lentamente e profondamente dal naso ed espirare lentamente. Durante l'espiro piegare lentamente il busto verso sinistra.

Con l'ispirazione successiva ritornare alla posizione di partenza, con il braccio destro che indica destra.

Ripetere l'intera sequenza sul lato opposto.
Eseguire l'esercizio tre volte per ogni lato.

Come accennato precedentemente, questa sequenza può essere effettuata da chiunque e non ha controindicazioni. Tra i suoi benefici, oltre quello di consentire una maggiore ossigenazione dei polmoni, c'è un'azione purificante e disintossicante sugli organi e favorisce il rilassamento.

Quindi buona respirazione costale a tutti!!

martedì 20 ottobre 2009

Il Freddo

Purtroppo è arrivato e anche tutto in una volta...di cosa stiamo parlando? Del FREDDO.

E allora ne approfittiamo per dare qualche consiglio su come affrontare le uscite invernali. In questo post non si parlerà di quale tipo di muta usare, di spessori, guanti ecc ecc ma vedremo iniseme come sopportare meglio il freddo con l'alimentazione.

Spesso e volentieri, sappiamo già dal giorno prima che si andrà in acqua e quindi dobbiamo cominciare a preparare il nostro corpo già il giorno precedente privilegiando, in particolare a cena, di alimenti con un alto contenuto di carboidrati complessi. Quindi mangeremo del riso o della pasta (non male l'idea di ricorrere alle farine integrali). Perchè? Perchè gli zuccheri rappresentano il nostro "carburante" per eccellenza e quindi dobbiamo prepararci le scorte!

Prima di andare in acqua, invece, dobbiamo assumere degli zuccheri semplici quindi mangeremo marmellata, fette biscottate o biscotti senza però appesantirci perchè con un pasto troppo abbondante rischiamo di far confluire troppo sangue allo stomaco a scapito delle nostre prestazioni e della nostra resistenza al freddo.

Usciti dall'acqua naturalmente ci cambieremo immediatamente indossando indumenti caldi, magari in pile, e cercheremo di coprire subito la testa che è una delle zone di massima dispersione di calore.
Inoltre berremo del thè caldo molto zuccherato che ha il doppio scopo di reidratarci e, grazie allo zucchero, di recuperare un pò di energie.

Nel pasto successivo all'uscita in mare possiamo mangiare un pò di tutto, privilegiando la componente proteica.

mercoledì 7 ottobre 2009

Yoga Festival a Milano


Dal 9 all'11 Ottobre Milano ospiterà la 4° Edizione di YOGA FESTIVAL dedicato Yoga e all’Ayurveda, pensato per tutti coloro (insegnanti, appassionati o semplici curiosi) che vogliono scoprire le diverse discipline di queste filosofie antiche. Un intero weekend di scoperta, studio, sperimentazione, relax e divertimento al Superstudio Più, a Milano.
Il tema scelto per questa edizione è YOGA E FUTURO.

Tra le guest star Umberto Pelizzari che presenta il suo nuovo libro “Il respiro nell’apnea” scritto con Lisetta Landoni e Anna Seddone.

Per maggiori informazioni yogafestival

Naturalmente la TRIBU' ci sarà!

martedì 22 settembre 2009

Yoga....si riparte!


Da Lunedì 28 settembre riprendono i corsi di Yoga tenuti dai maestri Franca Tulipani e Mauro Astesana presso il loro centro di Arcola (SP) in Via Valentini 93 Arcola con i seguenti orari:

Lunedì 9.30-11.30

Martedì 20.30-22.30

Mercoledì 17.30-19.30

Vi chiederete perchè uniamo lo Yoga all'Apnea?

Vi rispondiamo citando una frase di Federico Mana (campione italiano di apnea): "Queste due discipline possono sembrare apparentemente molto diverse, ma in realtà si dimostrano molto affini e con molti punti in comune. La pratica di entrambe porta infatti ad un aumento di consapevolezza migliorando le caratteristiche psicofisiche di chi le pratica con costanza. In realtà l’apnea può essere vista come una sorta di pratica yogica e lo yoga può essere interpretato come una via di conoscenza e controllo dell’atto respiratorio fino al conseguente arresto. Analizzando la parola yoga si nota che esso deriva etimologicamente dalla parola Jug il cui significato è unire, mettere assieme. Lo yoga pertanto può essere interpretato come una condizione e non come una pratica.
In sostanza la pratica assidua e rigorosa di una disciplina può rappresentare il filo conduttore che porta ad un’elevazione dello stato di coscienza.

Ecco dunque perchè oltre allo yoga classico anche l’apnea può essere una disciplina che ci porta ad una condizione yoga"

giovedì 17 settembre 2009

Le visite mediche per l'attività subacquea

L'attività sportiva ha numerosi benefici a livello fisico e psichico, ma sottopone l’organismo ad un impegno cardiovascolare, respiratorio, metabolico e nervoso che varia a seconda dello sport praticato e delle condizioni fisiche dell’individuo.

Affinché i benefici ed il successo nell’attività sportiva siano evidenti è necessario che l’atleta sia in uno stato di buona salute ed efficienza fisica.

In alcuni casi, infatti, l’attività sportiva può indurre disturbi e rendere evidenti anomalie sino ad allora passate inosservate. Per verificare lo stato di salute ed evitare rischi connessi alla pratica sportiva è opportuno sottoporsi, prima di intraprendere l’attività, ad un controllo medico-sportivo, come anche stabilito in Italia per legge.

In particolare, per chi pratica l'attività SUBACQUEA consigliamo le seguenti visite per avere un quadro clinico completo:

  • ECG - elettrocardiogramma a riposo
  • ECG SOTTO SFORZO
  • SPIROMETRIA
  • VISITA OTORINO -LARINGOIATRICA
  • ECO- CUORE
I prime 3 esami vengono effettuati in tutte le visite medico-sportive per avere il certificato di idoneità sportiva.

L'elettrocardiogramma registra l'attività elettrica del cuore durante un ciclo cardiaco.

L'eco-cuore è una semplice ecografia al cuore per controllare le valvole e le dimensioni di questo muscolo.

La spirometria studia la funzione polmonare determinando diversi parametri, tra cui: la capacità vitale forzata (FVC: volume d'aria espirata forzatamente dopo un'inspirazione massimale), il picco di flusso espiratorio (PEF: massimo flusso espirato in dipendenza dello sforzo espiratorio. E' una variabile sforzo-dipendente e riflette il diametro delle vie aeree centrali).

Durante la visita otorino-laringoiatrica si controlla la pervietà delle vie aeree e lo stato di salute del timpano.

sabato 5 settembre 2009

Igiene degli occhi


Tutti i giorni l' occhio è sollecitato da stimoli che se eccessivi possono irritarlo e in alcuni casi ledere la sua funzionalità . Perciò vanno rispettate delle semplici regole di "igiene visiva".

In certe situazioni (a seconda della stagione, della latitudine, dell' orario, delle condizioni atmosferiche) il sole emette delle radiazioni che se raggiungono l' occhio in quantità rilevante possono provocare dei danni. Perciò sia che si svolga un lavoro o che si faccia uno sport o che comunque si stia esposti al sole, ci sono condizioni in cui è bene proteggere l' occhio dall' eccessiva illuminazione. E' quindi importante e non solo "vezzo" utilizzare delle lenti protettive in giornate particolarmente soleggiate al mare dove il riverbero è spesso intenso.

Inoltre gli occhi si possono irritare anche a causa del vento secco, della salsedine e della polvere.
Nei casi sopraelencati e dopo una giornata di mare o di immersioni, oppure ora che si avvicina la stagione invernale, dopo la piscina può essere utile utilizzare appositi colliri che igienizzano ed aiutano a lenire gli eventuali disturbi legati a fattori ambientali.
Un esempio è l'ISOMAR gocce oculari, che usato con regolarità igienizza i nostri occhi abbinando anche un effetto lenitivo.

Impariamo a prenderci cura di noi stessi...bastano pochi semplici gesti!

martedì 25 agosto 2009

Pulizia ed igiene delle orecchie


In questo periodo in cui siamo sempre in acqua in apnea o in ARA è fondamentale la cura delle orecchie più che in ogni altro periodo dell'anno visto che l'acqua di mare è ricca di plancton e quindi è facilissimo incorrere in otiti dolorose e fastidiose.

Il metodo migliore per pulire e disinfettare l'orecchio è quello di utilizzare l'acqua borica che è una soluzione acquosa disinfettante contenente acido borico. Normalmente l’acqua borica si trova in soluzione al 3% dell'acido borico e si ottiene dall’acido borico minerale che si trova in natura presente in molte acque termali e sorgenti di vapore caldo.

L'acqua borica si trova in tutte le farmacie già pronta per l'utilizzo...ma come si deve procedere?
Utilizzando un contagocce, si fanno cadere 3/4 gocce della soluzione nel condotto uditivo tenendo la testa reclinata chiudendo il lobo, massaggiando e lasciando agire per qualche minuto.
Se l'orecchio fosse infiammato si sentirà una piacevole sensazione di calore, se non si sente niente l'orecchio è a posto ma viene comunque pulito e disinfettato.

Consiglio di praticare questa pulizia alla sera terminata la giornata di immersioni; ci vuole poco tempo e poi...prevenire è meglio che curare!

martedì 11 agosto 2009

Lo stress in immersione


Lo stress in immersione costituisce probabilmente il problema centrale degli incidenti,
delle ferite e delle fatalità che occorrono ai subacquei...
(Art Bachrach e Glen Egstrom)

Il ruolo giocato dallo stress nelle attività subacquee non può essere sottovalutato. Le reazioni tipiche agli stimoli dello stress comprendono segni quale respirazione rapida o iperventilazione. Un aspetto molto importante è che la varietà individuale dello stress è tale che ciò che per alcuni è semplice routine, potrebbe invece risultare estremamente stressante per altri subacquei.

STRESS:
Aumentando il carico di stress sul nostro subacqueo, egli si ritroverà diminuite le sue capacità di percepire ed analizzare sensazioni dall'ambiente circostante e l'abilità a concentrarsi con lucidità ed intelligenza su un problema. Queste interferenze con il processo mentale si manifestano in vari modi:
  • Compromissione delle percezioni: il subacqueo non è più capace di avvertire o gestire gli aspetti consecutivi o secondari di una situazione e percepire solo l'elemento più immediato o più evidente di un problema.
  • Compromissione cognitiva o analitica: intacca la capacità di un subacqueo ad analizzare un problema.
  • Compromissione della capacità di reazione: si verifica quando il subacqueo non è più in grado di applicare le sue capacità e conoscenze ad un problema. Questa incapacità è solitamente in relazione a tecniche, regole o comportamenti scarsamente imparati o dimenticati. Le azioni sovra imparate, fino ad essere portate ad un livello simile al riflesso, vengono più facilmente mantenute anche in condizioni di stress. Non può quindi essere sottovalutata l'importanza della ripetizione di esercizi dI abilità fino a quando la reazione a determinate situazioni avviene in modo del tutto normale ed automatico.
PANICO è solitamente descritto come irragionevole paura, il panico costituisce l'ultimo stadio della compromissione mentale.
Man mano che lo stress aumenta, diminuisce di conseguenza la capacità del subacqueo di diagnosticarlo e reagirne in modo adeguato. In ogni situazione di stress, è assolutamente importante per l'individuo riuscire ad interrompere il prima possibile l'escalation di questo ciclo.... il tempestivo riconoscimento della situazione assume un'importanza cruciale. E' quindi desiderabile che il subacqueo apprenda la capacità di saper riconoscere i primi sintomi e segni dello stress nel proprio comportamento ed in quello del compagno prima che questi sintomi raggiungano le proporzioni del panico.

Pertanto prima di fare qualsiasi cosa FERMATI - PENSA - AGISCI.
  • SEGNI & SINTOMI
  1. Respirazione rapida, iperventilazione
  2. Occhi sbarrati
  3. Tensione muscolare
  4. Movimenti rapidi, confusi e scoordinati
  5. Irritabilità, stravaganza
  6. Fissazioni, comportamenti ripetitivi
  7. Fretta nel lasciare l'acqua
  8. Furia nel tornare in superficie
  9. Attardarsi nella vestizione parlando molto
  10. Problemi immaginari alla attrezzatura o alle orecchie
  11. Necessità di mantenere un contatto (scalette, cima dell'ancora, cima di riferimento)
Risulta quindi fondamentale il sovra-apprendimento di tutte le abilità rilevanti e dalla completa familiarizzazione con tutte le parti dell'equipaggiamento. Se il sovra-apprendimento riesce ad essere portato al suo massimo livello, la maggior parte dei comportamenti reattivi in un'emergenza saranno riflessi e non richiederanno processi di ragionamento volontari. Lo stress accompagna ovunque la vita degli uomini e risulta amplificato nell'attività subacquea.

E' quindi fondamentale conoscere bene se stessi per saper riconoscere ed interpretare correttamente tutti i segnali che il nostro corpo ci invia

mercoledì 29 luglio 2009

Il blood shift


"...après il s'écrasse...." "...dopo si rompe....".

Così rispondeva il dott. Cabarrou, a chi gli chiedeva se l'uomo potesse andare oltre i 50 metri, nonostante vi fossero testimonianze che dimostravano il contrario come il famoso pescatore greco di spugne Satti.
Quando Majorca staccò il cartellino dei -51...il mondo scientifico capì che il corpo oltre i 50 "non s'écrase" c'era pertanto qualcosa che sfuggiva...studi successivi attribuirono a quella "cosa" il nome di BLOOD SHIFT.
Ma come mai la comunità scientifica era così sicura del fatto che non si potesse scendere sotto i 50 metri?
Perchè applicava semplicemente la legge di Boyle e Mariotte...ma quali conti avevano fatto?
Avevano preso come esempio un uomo dalla capacità vitale di 5 litri e che ha uno spazio morto pari a 1 litro. Per spazio morto si intende l'aria che rimane all'interno del corpo anche dopo un'inspirazione massima.
Prima di immergersi il nostro "Apneista-Tipo" riempie al massimo i suoi polmoni, il suo apparato respiratorio, scendendo partirà con un volume totale di 6 litri (5+1).
La legge di Boyle e Mariotte afferma: "Il Volume V, occupato da una certa quantità di Gas (n=cost), mantenuto a Temperatura costante (T=cost) è inversamente proporzionale alla Pressione P a cui è sottoposto.
Questa legge vale sempre, anche in mare, perciò...

A -10 metri, poichè la pressione è pari a 2 atm. il volume d'aria sarà pari a 1/2 di quello iniziale: 3 litri.

Passando a -40 metri, poichè la pressione è pari a 5 atm. Il volume d'aria sarà pari a 1/5 di quello iniziale: 1,2 litri.

Arrivando -50 metri, poichè la pressione è pari a 6 atm. Il volume d'aria sarà pari a 1/6 di quello iniziale: 1 LITRO.

A questo punto il nostro "Apneista-Tipo" ha raggiunto il volume pari a quello del suo spazio morto, i suoi polmoni si trovano ad uno stadio simile a quello in cui si trova con un'espirazione massima, l'aria all'interno non può essere ulteriormente ridotta. O si "romperà".

Come mai questo non si verifica?
Stando in acqua, oltre che alla vasocostrizione periferica, alla bradicardia riflessa, avviene un'altra modificazione fisiologica. Il nostro corpo, poichè la sua pressione interna deve rimanere in equilibrio con la pressione esterna, fa si che il cuore faccia più fatica a spingere il sangue nella circolazione periferica, detta grande circolazione, rispetto a quella polmonare detta piccola circolazione. (la differenziazione verrà spiegata in un'altra pagina).
Se aggiungiamo a ciò anche la bradicardia riflessa e la la vasocostrizione...il volume di sangue nella grande circolazione sarà ridotto e al contrario aumentato dentro la piccola circolazione. Aumentando la presenza di sangue aumenta anche il calibro dei vasi e anche del cuore, che sarà "più pieno" di sangue.
Quindi a -50 m nel torace ci sarà un'elevata presenza di sangue. Molto di più rispetto al normale. L'aria può pertanto a continuare a diminuire di volume, senza che il torace e l'addome rimangano schiacciati. più si scende, più l'aria si comprime, più aumenta la presenza di sangue per riequilbrare la pressione.

Il richiamo di sangue dal grande al piccolo circolo prende il nome di SCIVOLAMENTO EMATICO che in inglese si dice, BLOOD SHIFT.

venerdì 17 luglio 2009

Linee guida per la gestione delle emergenze subacquee

Il DAN ha realizzato una carta dove sono riportate le linee guida per la gestione di emergenze subacquee.
Sarebbe buona norma averne sempre una copia con sè: in caso di emergenza bisogna cercare di essere reattivi ma soprattutto rimanere lucidi e non perdere tempo...ogni minuto è prezioso...

Sotto trovate l'immagine della carta che è adesiva e quindi si può attaccare per esempio alla consolle della propria imbarcazione, sulla cesta dove riponiamo l'attrezzatura, nel log-book...sperando e in particolare comportandosi in modo tale di non doverla mai utilizzare!

giovedì 9 luglio 2009

Il B.L.S.


Cos'è il B.L.S.?
B.L.S. è l'acronimo di Basic Life Support e comprende la combinazione di una respirazione artificiale bocca a bocca e di compressioni toraciche...in poche parole si tratta della Rianimazione Cardiopolmonare riservata a situazioni di arresto respiratorio prima che si renda disponibile una terapia di supporto avanzata per le funzioni vitali.

Il B.L.S. mantiene un certo flusso di sangue ossigenato al cervello e agli altri organi vitali fino ad un appropriato intervento medico.

Il corso di B.L.S. non qualifica all'intervento su un infortunato ma si propone di insegnare le tecniche di primo aiuto e rianimazione cardiopolmonare ai subacquei e non e ad affrontare un'eventuale situazione di emergenza simulando vari scenari. Vengono insegnate anche le tecniche per affrontare e cercare di risolvere le ostruzioni delle vie aeree e viene spiegato come comportarsi nel caso di ustioni, fratture, ipo- e ipertermia...e per ultime ma non meno importanti le manovre per spostare l'eventuale infortunato.

...insomma un corso utile e accessibile a tutti!!
Per maggiori informazioni basta che contattiate la Tribù!!

giovedì 25 giugno 2009

Il Forame Ovale Pervio


Il rischio di Malattia Da Decompressione (MDD) nei subacquei sportivi è basso – la subacquea va quindi considerata uno sport sicuro. Tuttavia, la fase di decompressione partendo da qualsiasi profondità espone il subacqueo ad una determinata percentuale di rischio. Ogni anno centinaia di subacquei vengono colpiti da MDD, ed almeno la metà di questi sub non ha commesso alcun errore evidente, essendosi immerso entro i limiti dei profili previsti dalle recenti tabelle o dai computer.
Da almeno quindici anni circa è stato ipotizzato che la presenza del Forame Ovale Pervio potrebbe essere implicato in questi casi di MDD altrimenti inesplicabili . Il Forame Ovale Pervio non è una malattia, ma soltanto il persistere di una caratteristica anatomica del cuore di prima della nascita. Prima di nascere, infatti, i polmoni non hanno alcuna funzione nell'ossigenazione del sangue (poiché il feto è immerso nell’acqua della placenta) e quindi l'ossigeno viene fornito attraverso i vasi sanguigni del cordone ombelicale. Questi vasi sanguigni, che fanno parte del sistema circolatorio del sangue venoso, conducono il sangue ossigenato all'atrio destro del cuore. Il percorso "normale" del flusso di sangue viene così by-passato attraverso un’apertura a valvola che mette in comunicazione l’atrio destro con il sinistro, così che oltre il 90% del sangue ossigenato passa direttamente, attraverso questa apertura, al lato sinistro del sistema circolatorio (cioè a quello arterioso).
Solo il 10% circa del sangue passa attraverso i polmoni. Alla nascita, appena il bambino fa il suo primo respiro, i polmoni immediatamente si espandono ed aspirano l'aria. Come risultato, di conseguenza, aspirano il sangue dalla parte destra del cuore, così che la pressione presente nell’atrio destro si riduce improvvisamente, inducendo la chiusura della valvola presente tra l’atrio destro e quello sinistro. Questa apertura, nei giorni o nelle settimane successive alla nascita, si chiuderà progressivamente in maniera permanente.

In circa il 30% del totale delle persone, però, rimane una piccola apertura di larghezza variabile tra i 2 ed i 5 millimetri. Mentre ciò non determina assolutamente nessuna conseguenze nella vita normale, questa apertura potrebbe però consentire alle bolle di azoto di passare dalla parte destra alla parte sinistra del cuore, provocando sintomi di MDD . In questo modo, la Pervietà del Forame Ovale (PFO) può essere considerato un fattore di rischio per quelle MDD “inaspettate” e quindi altrimenti inspiegabili.


Tutti i subacquei dovrebbero sottoporsi allo screening per verificare la presenza del PFO?
Una risposta affermativa potrebbe avere senso ma, come sempre, non è così semplice come si potrebbe pensare. Se circa il 30% dei subacquei ha un PFO, perchè non si presentano sintomi di MDD nel 30% dei subacquei? Il motivo di ciò è duplice: in primo luogo, l’MDD è provocata dalle bolle di azoto, non dal PFO in sè. Se nei subacquei non si producono le bolle di azoto dopo l’immersione, non si potranno verificare sintomi di MDD conseguenti al PFO. In secondo luogo, ci potrebbero essere delle bolle di azoto che attraversano il PFO ma che non producono MDD, perché in qualche modo scompaiono disperdendosi nel flusso della circolazione arteriosa. Il rischio complessivo di MDD nei subacquei sportivi è stato stimato dal DAN Europe in circa 1 caso di MDD ogni 42.000 immersioni quando l’immersione è condotta a profondità non superiori ai 30 m. e di 1 caso ogni 7.000 immersioni se si superano i 30 m. di profondità. La maggior parte dei subacquei non soffrirà mai di MDD in tutta la propria “carriera” subacquea!
Da studi precedenti, sembra che il rischio di sviluppare sintomi di MDD in coloro che si immergono avendo il PFO è da 2 a 5 volte maggiore rispetto a chi non ha il PFO. Queste stime derivano da studi cosiddetti "retrospettivi", ciò significa che alcuni subacquei che hanno sofferto di sintomi di MDD sono stati esaminati e successivamente comparati con la popolazione "standard" di subacquei.
Anche se questi dati risultano molto interessanti, tuttavia però questa non è la dimostrazione scientifica che il rischio di MDD sia realmente da 2 a 5 volte maggiore. In realtà il rischio potrebbe essere maggiore, ma anche minore!

mercoledì 17 giugno 2009

Acqua e sensazioni


Stasera volevo scrivere ancora qualcosa sui canali sensoriali...ma ritornata dalla piscina ho cominciato a pensare all'acqua e alle sensazioni che si provano nel vederla e nel toccarla...

Per chiunque entrare nell'acqua significa adattarsi ad un ambiente nuovo: nuove temperature, sensazioni, nuovi equilibri ed una diversa gestione dello spazio e del tempo.

L'acqua è un elemento naturale che da una parte ci appartiene come ambiente di nascita, visto che passiamo i primi 9 mesi della nostra vita nel liquido amniotico; dall'altra parte è uno spazio sempre nuovo, da conquistare e soprattutto da rispettare.
I suoi significati simbolici si riassumono in 3 temi fondamentali: sorgente e veicolo di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione.

La paura è un'esperienza che si può provare nell'acqua: immergersi può scatenare le paure antiche di quando eravamo bambini, la vergogna e lo shock di fronte a qualcosa che non padroneggiamo.

Per poter superare questo stato d'animo è necessario ritrovare un proprio equilibrio identificando le proprie insicurezze e l'acqua ci può aiutare in questo perchè questo elemento permette di fare un viaggio alla scoperta di se se stessi entrando in contatto con il proprio bisogno di aprirsi in uno spazio dove le paure non esistono!

Quindi per superare la paura (anche quella per l'acqua) l'unico modo è quello di affrontarla con consapevolezza per creare uno spazio interiore per osservare, sentire ed accettare quello che siamo...non è una sfida ma una riscoperta...

Questi sono stati i miei pensieri durante l'ora a contatto con l'acqua .. sempre uguale eppur sempre diversa...
In fondo siamo acqua.....

martedì 9 giugno 2009

I canali sensoriali del rilassamento

Ogni volta che si parla dei metodi di rilassamento si pensa che il proprio metodo e la propria tecnica siano i migliori. In realtà non è la tecnica ma l'atteggiamento personale e il metodo che si adotta in base alle proprie caratteristiche psicofisiche che ci aiutano nel rilassamento.

Esistono 3 canali preferenziali attraverso i quali possiamo realizzare diversi stati di coscienza adatti a realizzare e/o migliorare le nostre prestazioni.

Il primo canale è quello cenestetico e riguarda gli esercizi fisici che portano ad una sensibilizzazione muscolare che è alla base della presa di coscienza del nostro corpo.

Il secondo canale è quello uditivo e cioè attraverso suoni ripetuti (nello Yoga si usano i "mantra") che stimolano piani di energia progressivamente più profondi e sottili.

Il terzo canale è quello visivo e utilizza l'immaginazione e la visualizzazione per sollecitare gli stati di rilassamento.

Lo Yoga lavora su tutti e tre i canali....non a caso tutti i più grandi apneisti, dopo Mayol, si sono avvicinati a quella che io considero una vera e propria arte del vivere, prediligendo l'"allenamento" mentale a quello fisico.

E voi quale canale preferenziale pensate di avere più "aperto"? Per provare a rispondere a questa domanda chiedetevi se vi rilassate di più facendo dell'attività fisica, ascoltando musica, ammirando un paesaggio...
Il viaggio per arrivare alla risposta potrebbe partire proprio da qui!

giovedì 4 giugno 2009

La respirazione in acqua


Finora si è sempre parlato della respirazione a secco e di alcuni esercizi di Pranayama ma mai della respirazione in acqua che però è una parte di primaria importanza.

Ci sono diverse scuole di pensiero ma tutte hanno in comune il fatto che la respirazione deve essere lenta, profonda e con un tempo di espirazione doppio rispetto a quello di inspirazione.

In acqua per forza si dovrà respirare dalla bocca e la posizione deve essere quella giudicata più confortevole.
Le posizioni di respirazione prima dell'apnea sono 3:
- In galleggiamento prono con lo snorkel;
- In galleggiamento verticale senza snorkel;
- In galleggiamento supino senza snorkel.

Per ciascuna posizione esaminiamo pro e contro.

In galleggiamento prono con lo snorkel
E' la posizione adottata da gran parte degli apneisti anche perchè è quella che nasce direttamente dalla pesca in apnea. Questo tipo di galleggiamento è estremamente naturale ed induce la migliore decontrazione muscolare visto che il corpo è in totale abbandono con l'acqua che lo sorregge. Di conseguenza si abbassa la pressione arteriosa e scendono i battiti cardiaci.
Da questa posizione è molto facile fare la capovolta.
Un fattore a discapito di questa tecnica è l'aumento degli spazi morti a carico dello snorkel che non consente un ricambio totale d'aria tra un ciclo respiratorio e l'altro.

In galleggiamento verticale senza snorkel
Questa tecnica è stata introdotta per ovviare agli spazi morti indotti dallo snorkel.
Per poter mantenere questa posizione l'atleta deve sorreggersi alla boa con conseguente dispendio energetico e la decontrazione muscolare non è delle migliori infatti per sorreggersi l'apneista deve usare i muscoli di braccia, schiena e parte del tronco.
Il cuore quindi non potrà beneficiare della riduzione della pressione e della diminuzione dei battiti.
Inoltre i polmoni saranno già immersi in 20-40 cm d'acqua e quindi saranno soggetti ad una piccola pressione e non si potranno espandere totalemente.
Per apnea statica e dinamica di tratta di una tecnica molto utilizzata.

In galleggiamento supino senza snorkel.
E' una tecnica in espansione negli ultimi anni perchè cerca di unire i vantaggi dell'orizzontalità con quelli della respirazione senza snorkel.
Nonostante l'orizzontalità, la muscolatura dorsale e soprattutto cervicale però non risultano completamente decontratte con una conseguente perdita di rilassamento; anche la capovolta vedrà coinvolti un numero maggiore di muscoli rispetto alla prima tecnica.

...per concludere: io consiglio di provare tutte e tre le posizioni per scoprire quella che è più congeniale a noi magari anche a seconda delle circostanze ed in tutti i casi non fossilizzatevi nell'utilizzo di una sola tecnica...solo sperimentando riusciamo a migliorarci!

Buon respiro!!

lunedì 25 maggio 2009

Il riflesso d'immersione


Sin dallo stadio di embrione, passando al feto nel liquido amniotico per arrivare alla nascita, l'uomo ha una predisposizione all'apnea.
Il riflesso d'immersione, tipico dei mammiferi marini, è presente anche nell'uomo e infatti il neonato conserva nei primi mesi di vita il riflesso involontario della chiusura della'epiglottide che gli permette, se immerso in ambiente acquatico, di non bere, di rimanere in apnea e di "nuotare" con gesti coordinati ed efficaci.
Quindi il riflesso d'immersione è una caratteristica dell'uomo e di conseguenza dell'apneista che dovrà allenarlo e svilupparlo.

Dal momento in cui ci immergiamo il riflesso di immersione scatena delle modificazioni fisiologiche: bradicardia con riduzione dei battiti di circa il 10/20% (tipica dei mammiferi marini; pensate che le foche diminuiscono i loro battiti a 6/8 il minuto), vasocostrizione periferica con la ridistribuzione del sangue agli organi nobili (cuore, cervello e polmoni ) permette all'apneista di ridurre automaticamente il consumo di ossigeno, si verifica anche una decontrazione della muscolatura, si ha inoltre la splenocontrazione con l'immissione di globuli rossi e conseguente aumento dell'emoglobina nel sangue (maggior ossigeno trasportato e ritardo del punto di rottura dell'apnea).
Purtroppo il nostro Diving reflex è imperfetto perchè provoca un aumento della pressione arteriosa e la possibilità di comparsa di a ritmie cardiache,cosa che non accade nei mammiferi marini.

Insomma siamo in tutto e per tutto simili ai mammiferi marini....loro però sono più fortunati... anche perchè vivono nel Sesto Continente..noi siamo solo ospiti...purtroppo!

domenica 17 maggio 2009

I benefici dell'ossigeno nelle emergenze subacquee


Si sente sempre parlare dell'ossigeno e dei suoi benefici nelle emergenze subacquee...ma quali sono questi benefici e perchè imparare le procedure di somministrazione di questo gas?
Vediamo di rispondere a queste domande!

In qualunque momento si sospettasse un incidente subacqueo causato dalla pressione o un caso di pre-annegamento, dovrebbe essere somministrato ossigeno al 100% subito dopo una valutazione primaria.
L'impiego di ossigeno di emergenza fornisce una buona possibilità di completa risoluzione dei sintomi anche prima del trattamento di ricompressione e ci sono anche migliori possibilità di completa risoluzione dei sintomi dopo la camera iperbarica.

Ma come fa l'ossigeno a migliorare le condizioni del subacqueo infortunato?

In caso di M.D.D. si formano bolle di azoto nell'organismo; se un subacqueo respira ossigeno al 100% l'azoto non sarà presente nella miscela repsiratoria. Quindi l'ossigeno inspirato crea un gradiente di pressione di ossigeno tra polmoni, flusso sanguigno e tessuti che permette una maggiore eliminazione di azoto dai tessuti.

In tutti i casi di M.D.D. ed E.G.A. (embolia gassosa arteriosa) bisogna fornire ossigeno il più presto possibile perchè si possono verificare danni permanenti perchè ci sono problemi di trasporto di ossigeno nella zona colpita.
Se si respira ossigeno ad alte pressioni parziali ci possono essere anche benefici secondari positivi: si è osservata una riduzione dell'edema (gonfiore) prodotto dal blocco di piccoli vasi sanguigni; questo è importante soprattutto nel sistema nervoso dove l'edema e l'ipossia possono provocare perdite funzionali.
La somministrazione di ossigeno riduce anche la coagulazione del sangue: questo aspetto è fondamentale perchè man mano che le bolle di azoto si formano nel circolo sanguigno, il sangue si addensa e si attiva l'aggregazione piastrinica. Se il subacqueo è disidratato gli effetti dell'addensamento possono essere peggiori. Con la somministrazione di ossigeno si riducono le dimensioni delle bolle e di conseguenza la coagulazione.

Spero di essere stata abbastanza chiara...per qualunque dubbio e/o domanda siamo a vostra completa disposizione...come sempre!

sabato 9 maggio 2009

La magia del respiro

Sarà che il seminario sulla "magia del respiro" è stato incentrato sul Pranayama ....ma questo pomeriggio è proprio volato in un soffio!!

Le stanze della Fortezza della Brunella si sono profumate di incensi per rendere l'atmosfera ancora più suggestiva di quello che già è!



Siamo passati da scorci di natura del giardino pensile (potete ammirare l'esplosione di colori nelle foto sopra) alla scoperta di noi stessi attraverso un viaggio che è partito da un'esperienza di rilassamento meditativo, passando alle tecniche di purificazione dei canali nasali, per arrivare alle tecniche di Pranayama, utilissime non solo per i subacquei ma per tutte le persone che vogliono riscoprirsi e respirare meglio!

Un'esperienza molto intensa ed interessante, soprattutto perchè chi ha partecipato ha avuto la possibilità di imparare alcune pratiche che potrà rifare in qualunque momento e che sicuramente apporteranno dei benefici sia nella respirazione che nel benessere generale!

Per concludere una frase ad effetto:

Il PRANAYAMA non è una lotta contro se stessi e contro i propri limiti ma un viaggio per comprendere i propri limiti e con il tempo e la pratica spostarli sempre PIU'......


mercoledì 6 maggio 2009

Ginnastica tubarica....terza e ultima parte

Con questo post concludiamo il nostro percorso sulla ginnastica tubarica e affrontiamo gli esercizi di autoinsufflazione che servono per allenare la tuba di Eustachio.
Gli esercizi di autoinsufflazione sono manovre di compensazione eseguite a secco.
Queste manovre (sia in fase di allenamento che in immersione) non vanno mai eseguite in caso di infiammazione all'orecchio e di forte raffreddore per evitare che agenti patogeni risalgano la tuba e che lo spostamento d'aria e liquido nell'orecchio medio possa causare dolore o danneggiare le strutture. Nei casi sopraelencati sono utili gli esercizi muscolari perchè mantengono in movimento la tuba, favoriscono l'aerazione e la pulizia dell'orecchio infiammato.

Manovra di Valsalva

- eseguire un'ispirazione orale abbastanza profonda;
- chiudere la bocca e tappare il naso con due dita;
- soffiare forte l'aria dal naso chiuso senza gonfiare le guance nè aprire la bocca
- mantenere questa condizione 3-4 secondi
- liberare il naso lasciando uscire l'aria.

Manovra di Mysuria

- eseguire un'ispirazione orale abbastanza profonda;
- gonfiare le guance con l'aria inspirata e chiudere il naso con 2 dita di una mano;
- usare la seconda mano appoggiando il pollice su 1 guancia, il palmo sulla bocca e le altre dita sull'altra guancia;
- appoggiare la base della lingua contro il palato e spingerla leggermente indietro;
- sgonfiare le guance con una leggera pressione delle dita senza far uscire l'aria di bocca e deglutire abbassando la testa.

Manovra di Marcante-Odaglia

E' la manovra che richiede più coordinazione.
- immettere aria nel cavo orale tramite azione di pompaggio della base della lingua;
- mantenere contemporaneamente il naso chiuso e la glottide serrata
- durante l'esecuzione il velo palatino deve essere ripetutamente contratto


venerdì 1 maggio 2009

La magia del respiro - 9 maggio - Fortezza della Brunella


"La magia del respiro"

Questo è il titolo che lo sciamano ha scelto per un seminario aperto a tutti - apneisti, bombolari, subacquei, non subacquei - per parlare di rilassamento, respirazione e pranayama.

Partendo da un'introduzione teorica sullo Yoga ed il Pranayama, passando attraverso la pratica (perchè la cosa migliore è sperimentare su se stessi) per arrivare ad acquisire o implementare la conoscenza di sè e del proprio respiro.


Quindi vi aspettiamo tutti SABATO 9 MAGGIO alle ore 15.30 presso la FORTEZZA della BRUNELLA ad AULLA!!

Per informazioni: ILARIA 3385280545 e ALESSANDRO 3286632906

Possiamo stare giorni senza mangiare e bere ma pochi attimi senza respirare...

Vi aspettiamo!!

giovedì 23 aprile 2009

Ginnastica tubarica....seconda parte

Nel post precedente abbiamo cominciato a parlare della ginnastica tubarica e abbiamo visto i primi esercizi...in questo post continueremo il viaggio dentro al nosto orecchio e vedremo gli altri esercizi muscolari che servono per allenarci nella compensazione.

Esercizi linguo-velari

Far scivolare la lingua sul palato, tenendola ben aderente, in direzione antero-posteriore finchè non cade producendo il suono caratteristico dello "schiocco di cavallo".

Esercizi lingo-mandibolari-velari

Cercare di indurre uno sbadiglio aspirando l'aria dalla bocca, fare un'apnea di 2-3 secondi, durante i quali tenendo la bocca aperta si contrae il velo senza emettere suono, per poi rilassciare l'aria tramite espirazione orale.
Lo sbadiglio pè un atto fisiologico importante perchè coinvolge vari muscoli e provoca un'apertura tubarica attiva.

Esercizio di deglutizione

Prendere in bocca un sorso d'acqua, chiudere il naso con 2 dita e deglutire abbassando la testa.
Questa posizione indirizza l'aria spostata dal liquido verso la tuba e protegge le vie aeree.
Questo esercizio può essere effettuato con qualunque beveanda (non ubriacatevi....): più la massa di liquido è densa e voluminosa, più aria verrà mobilitata (succhi di frutta, latte...).
Si possono usare anche bevande gassate.

Esercizio di espirazione mono e binaurale

Questo esercizio favorisce la respirazione nasale e l'apertura tubarica. Si utilizza inizialmente una narice per volta e successivamente si usano entrambe.
  • inspirazione nasale ed espirazione orale
  • inspirazione ed espirazione tranquille
  • inspirazione breve ed energica seguita da espirazione tranquilla
  • ispirazione tranquilla seguita da espirazione breve ed energica
  • ispirazione ed espirazione brevi ed energiche
Ora avete l'elenco completo degli esercizi muscolari per la ginnastica tubarica...come abbiamo detto nel post precedente, bastano pochi minuti al giorno per allenarsi.
Prima di cominciare questi esercizi può essere utile praticare sia lo Jala Neti che il Nadi Sodhana.

Nei prossimi giorni vedremo insieme gli esercizi di auotoinsufflazione...quindi venite a dare un'occhiata sotto la tenda dello sciamano!

mercoledì 15 aprile 2009

Ginnastica tubarica....prima parte


Non fatevi fuorviare dal titolo....non parleremo di una nuova ginnastica di moda nelle palestre....
La ginnastica tubarica è molto importante se non fondamentale per qualunque subacqueo e soprattutto per gli apneisti perchè serve per allenare tutte le strutture del distretto rino-faringeo-tubarico che indirettamente o direttamente intervengono nella meccanica della tuba di Eustachio e quindi nella compensazione.
Questa ginnastica ha anche lo scopo di rendere la compensazione più efficace ed adeguata, proteggere le strutture auricolari da lesioni di qualunque tipo, permettere ad ognuno di individuare ed applicare la tecnica di compensazione migliore in base alle proprie capacità ed obiettivi.

Gli esercizi di ginnastica tubarica si dividono in 2 categorie: gli esercizi muscolari, che servono a rinforzare ed armonizzare le strutture del distretto rino-faringeo; le manovre di autoinsufflazione per l'allenamento specifico della tuba di Eustachio.
Tutti gli esercizi si eseguono fuori dall'acqua.

In questo post illustreremo alcuni degli esercizi muscolari.
Una premessa è doverosa: come per tutti gli allenamenti muscolari anche questa ginnastica va eseguita quotidianamente per i primi 20-30 giorni...anche perchè bastano circa 10-15 minuti al giorno! Poi basterà una volta a settimana magari intensificando nei giorni precedenti le immersioni.

Esercizi linguali
  1. portare fuori la lingua il più possibile verso il mento e poi ritirarla spingendola molto indietro, tenendo l'apice aderente al pavimento orale
  2. spazzolare il palato con la lingua in direzione antero-posteriore
  3. percorrere il perimetro esterno della bocca con movimenti linguali rotatori in senso orario ed antiorario.
Esercizi mandibolari
  1. aprire e chiudere ripetutamente la bocca
  2. eseguire movimenti laterali a destra e a sinistra, senza contrarre le labbra
  3. compiere movimenti mandibolari rotatori sul piano frontale in senso orario e antiorario
  4. eseguire atti di protrusione e retrusione
Esercizi velari
Sono esercizi importanti perchè i muscoli del palato molle sono fondamentali nella dinamica tubarica.
  1. pronunciare una serie di 3 "a" successive, brevi ed eneregiche poi chiudere la bocca per pochi secondi e ricominciare
  2. con le stesse modalità pronunciare "i", "e", "o", "u", "ik", "ak", "ok", "uk"
  3. contrarre il velo senza emettere suono (eseguire una "a" afona)
Direi che per ora possa bastare...comunque a breve descriveremo anche gli altri esercizi

sabato 11 aprile 2009

Orecchie, cura e manutenzione

Siamo tutti daccordo che avere i canali auricolari liberi è fondamentale per poter compensare bene l'orecchio medio e per non dover rinunciare ad una immersione o ad una battuta di pesca.

Ma come fare per pulirli e per mantenerli puliti?
Partiamo con quello che NON dobbiamo fare...
Evitiamo di usare scovolini di cotone che spesso lasciano residui nel condotto provocando l'infezione dovuta ai batteri che trovano un terreno fertile (il cotone trattiene umidità e ciò favorisce la proliferazione batterica).
Gli scovolini inoltre provocano accumulo di cerume profondamente nell'orecchio questo rende difficoltosa la pulizia che deve essere eseguita da un medico.
Logicamente al pari dello scovolino non si dovrebbe pulire l'orecchio con stuzzicadenti, matite, penne, chiodi e quant'altro.....

Per pulire le orecchie la miglior cosa è sciacquarle mentre si fà il bagno con acqua tiepida, utilizzare una miscela di aceto bianco e alcool denaturato al 50% o acido borico facilmente reperibile in farmacia, per acidificare il condotto ed asciugarlo quindi per renderlo meno propenso alle infezioni batteriche ciò previene anche l'otite esterna soprattutto dopo immersioni in acque poco pulite o con forte presenza di plancton.
Normalmente le orecchie si drenano da sole ma se trovate difficoltà ad asciugarle provate con il Fon normalmente alzando l'orecchio e tirando il padiglione auricolare per raddrizzare il canale uditivo immetendo aria calda per circa 5 minuti a lato.
Le nostre orecchie se ben curate ci permettono immersioni piacevoli è quindi fondamentale curarle e pulirle come qualsiasi altro pezzo della nostra attrezzatura subacquea

Tratto da Dan Europe News

lunedì 30 marzo 2009

La respirazione......cellulare


Finora abbiamo parlato solo della respirazione polmonare (o respirazione esterna) cioè quel meccanismo che coinvolgendo i polmoni e tutte le loro strutture interne determina lo scambio gassoso con assimilazione di aria nuova ed espulsione di aria usata.
Si è sottolineato il fatto di imparare a respirare correttamente per migliorare le nostre apnee e per avere benefici su tutto il nostro corpo...ma respirare bene ci permette anche e soprattutto di stimolare la respirazione cellulare.

Cos'è la respirazione cellulare?

In questo post mi limiterò solo a dare alcuni cenni che poi verranno approfonditi in successivi step perchè l'argomento oltre ad essere molto ampio è anche parecchio complesso visto che ci sono alla base tanti concetti di biochimica...quindi un passo alla volta....cominciamo con il primo!!

La respirazione cellulare è il meccanismo attraverso cui la cellula, in presenza di ossigeno, è in grado di ricavare energia utilizzabile nei processi vitali dai legami chimici dei substrati che le vengono forniti con l'alimentazione (carboidrati, grassi, proteine). In particolare, la principale molecola che agisce da substrato per la respirazione cellulare è il glucosio; l’energia che si ottiene viene immagazzinata nei legami ad alta energia contenuti nella molecola adenosina trifosfato, ATP.

La respirazione cellulare consta di diverse reazioni, in cui i prodotti di un passaggio sono utilizzati come reagenti per il processo successivo. Essa porta complessivamente alla formazione netta di 38 molecole di ATP per ogni molecola di glucosio coinvolta nella reazione.

I prodotti di scarto della respirazione cellulare (come CO2 o H2O) vengono eliminati dalla cellula e, negli organismi superiori, escreti attraverso la respirazione polmonare e le urine.

Il primo stadio della respirazione cellulare è rappresentato dalla glicolisi, che avviene a livello del citoplasma cellulare, in assenza di ossigeno.

Nella glicolisi, una molecola di glucosio viene parzialmente demolita in due molecole di un composto a tre atomi di carbonio, il piruvato, con la produzione netta di due molecole di ATP.

Il piruvato entra poi nel ciclo di Krebs, che avviene nei mitocondri; tale composto viene completamente demolito in anidride carbonica e acqua.

Il terzo ed ultimo passaggio è la fosforilazione ossidativa che dà i prodotti finali della respirazione cellulare: ossigeno, acqua e anidride carbonica.

Prossimamente cercheremo di capire meglio come funziona il tutto....per ora di nomi strani ve ne ho fatti leggere anche troppi!!

martedì 24 marzo 2009

Anuloma viloma


Continuiamo a parlare di Pranayama e di quegli esercizi che ci servono come preparazione per una corretta respirazione.
Nel post precedente abbiamo parlato del Nadi Sodhana...la sua evoluzione è l'esercizio chiamato ANULOMA VILOMA. I benefici sono gli stessi con l'aggiunta che viene stimolata e accentuata la respirazione cellulare (cioè l'attività delle cellule..magari in un futuro post parleremo proprio di quella...).
La postura di partenza è la stessa del Nadi Sodhana e anche la mano destra opererà allo stesso modo; si comincerà respirando profondamente e lentamente con entrambe le narici aperte.
Dopo qualche atto respiratorio si tappa la narice destra e si inspirerà attraverso la sinistra; a fine inspirazione si tappa la narice sinistra e si farà un'apnea a polmoni pieni.
A fine apnea si apre la narice destra e si espirerà lentamente e silenziosamente; a espirazione completata inspirate nuovamente a destra. A fine inspirazione si fa di nuovo un'apnea a polmoni pieni (naturalmente non bisogna oltrepassare i propri limiti!)
Si ripete l'esercizio alternando con ritmo lento.
Questo esercizio libera le vie aeree agevolando la compensazione e ossigena al meglio tutti i tessuti predisponendo all'apnea.
E' una pratica molto utile per l'apneista perchè stimola il riflesso di immersione e quindi è un ottimo esercizio preparatorio.

Naturalmente per qualunque chiarimento sono sempre disponibile...magari anche per sperimentare insieme l'esercizio la prima volta!

venerdì 20 marzo 2009

Novità sotto la tenda....


La TRIBU' dà il benvenuto a Mario...il nostro uomo medicina che potrà darci suggerimenti ed indicazioni sulla nostra salute!

martedì 17 marzo 2009

Respirazione: il Nadi Sodhana

Il Nadi Sodhana rappresenta uno degli esercizi classici e più conosciuti del Pranayama: consiste nella respirazione alternata tra le 2 narici (le Nadi).
A cosa serve? Questa respirazione lenta e senza trattenimento del respiro serve per equilibrare ed eguagliare il passaggio d'aria attraverso le narici.
Questa pratica andrebbe effettuata dopo lo Jala Neti ed è molto utile all'apneista nelle fasi che precedono l'entrata in acqua perchè ha effetti sull'ossigenazione e sul rilassamento e consente di individuare rapidamente eventuali blocchi di una narice.

...ma vediamo come si fa il Nadi Sodhana.

  1. Mettetevi in una posizione comoda
  2. Comiciate a respirare senza tappare nessuna narice
  3. Quando vi sentite pronte, mettete il dito medio della mano destra tra le sopracciglia e tappate la narice destra con il pollice ed espirate attravesro quella sinistra. Assicuratevi che l'inspirazione sia silenziosa, lenta e profonda.
  4. A fine espirazione tappate la narice sinistra ed espirate attraverso la destra, sempre lentamente e silenziosamente.
A espirazione completata ispirate nuovamente a destra e continuate con questa alternanza e con un certo ritmo.

Se durante i primi minuti avvertite dei blocchi di una delle due narici interrompete la pratica ed eseguite la pulizia dei canali nasali.

Questo esercizio è estremamente facile da eseguire ed è la base per una corretta respirazione..prossimamente vi parleremo anche della sua evoluzione continuando sempre di più ad approfondire le nostre conoscenze sull'arte del respiro!!

Le immagini sono tratte dal libro "Tecniche di respirazione per l'apnea" di Federico Mana

venerdì 6 marzo 2009

Federico Mana: non solo un record man


Uno degli incontri più emozionanti è stato quello con Federico Mana...la sua mini-conferenza è stata sicuramente per me la più interessante non solo per i contenuti ma anche per come Federico è riuscito a raccontarli: un linguaggio semplice da cui è trapelata la sua umiltà ma anche e soprattutto la sua grande preparazione. Un incontro che era dedicato agli apneisti ma grazie al linguaggio utilizzato era aperto a chiunque..anche a chi non ha mai messo la faccia in acqua!

Federico ha cominciato la sua chiacchierata raccontando a noi comuni mortali i suoi record di apnea con e senza pinne..o meglio con e senza monopinna..perchè ormai la monopinna è di gran lunga preferita per i record alla pinna classica..
Ci ha detto che la difficoltà principale del tuffo, che lo ha portato a -90 m in Mar Rosso e che gli ha regalato il nuovo record italiano, è stata un'apnea di 3 minuti associata al fatto di doversi rilassare e lasciarsi "schiacciare" dal mare...

Rilassarsi...un verbo che Federico ha usato molto spesso e che lui associa in maniera imprescindibile alla respirazione...l'unico atto involontario che noi siamo in grado di controllare...
E' solo focalizzandoci sulla respirazione che si riesce ad ottenere un buon rilassamento..e quindi non bisogna allenare solo il corpo ma anche e soprattutto esercitare l'arte del respiro...ma come?
Ricorrendo alle pratiche dello yoga quindi meditazioni, visualizzazioni e soprattutto tanto pranayama: tutto ciò porta a conoscere meglio la respirazione e noi stessi.

La conoscenza di sè: la potenza dell'apnea...queste sono state le esatte parole che Federico ha usato per riassumere il suo concetto di apnea...insomma oltre ad essere un record man Federico ha già la saggezza di un grande maestro yoga!!

Grazie Federico per questo incontro durante il quale ho avuto tante conferme su quello che per me è l'apnea e la magia del respiro (e che cerco a mio modo di raccontare sotto la tenda dello sciamano)...grazie per aver dato a tutti noi la possibilità di scoprirti come persona e non solo come atleta....grazie per la meravigliosa dedica che hai fatto sul mio libro!

venerdì 27 febbraio 2009

Gli integratori


Ognuno di noi durante un'immersione prolungata avrà avuto almeno una volta i crampi..sicuramente sarà uscito in mare durante una giornata calda e afosa e quindi sarà andato incontro ad una elevata sudorazione...
Ad ogni immersione (ARA o apnea non cambia niente) "subiamo" la poliuria....insomma usando un linguaggio più aulico...vesciche gonfie come otri...

Tutti questi fattori inducono disidratazione e perdita di forza: quindi diventa fondamentale il ripristino di acqua, elettroliti (sodio, potassio, cloro e magnesio) e carboidrati a diversa velocità di assorbimento per evitare un rapido calo di glucosio nel sangue e del glicogeno muscolare.
Il ripristino diventa ancora più importante nel caso di immersioni prolungate o contro corrente e/o in acque fredde.

Le bevande e i cibi da introdurre devono quindi essere in proporzioni e quantità adeguate nei vari componenti: acqua, carboidrati, proteine e sali minerali.

Premettendo che alla base di tutto c'è una corretta alimentazione perchè è quella che ci fornisce il "mattoni" per rendere al meglio, per un subacqueo sono importanti soprattutto gli integratori salini che permettono di ripristinare le scorte idrico-saline.

Durante l'attività è consigliabile assumere integratori con ridotto contenuto di carboidrati (meno del 5%) e leggermente ipotonici...sono gli integratori che si riescono ad assimilare più rapidamente, svolgono un ruolo antifatica e riducono il rischio di crampi.
L'avevamo già scritto in un altro post...però lo ridiciamo perchè è FONDAMENTALE: mai aspettare di avere sete per bere e imparare a idratarsi continuamente anche per ritardare la fatica!!

Nella fase di recupero, quindi terminata l'attività, sono consigliate bevande iso o ipertoniche quindi è consigliata l'assunzione oltre che di acqua e sali anche di fonti di energia come i carboidrati e/o proteine. Penso che però questi ultimi due tipi di nutrienti riusciamo ad integrarli con una corretta alimentazione.

Per qualunque curiosità o chiarimento lo sciamano è sotto la tenda che vi aspetta!!